Come realizzare uno Startrails

L’idea di fotografare “I sentieri delle stelle” ha suscitato il mio interesse qualche tempo fa, da appassionato di foto notturne ho notato che con le lunghe esposizione le stelle venivano…

Startrails Piani Resinelli

L’idea di fotografare “I sentieri delle stelle” ha suscitato il mio interesse qualche tempo fa, da appassionato di foto notturne ho notato che con le lunghe esposizione le stelle venivano mosse quindi ho pensato “non sarebbe fantastico vedere come queste stelle si muovono su un lungo periodo di tempo in una fotografia?”. Avevo visto alcuni Startrails prima, ma non avevo mai provato. I miei primi tentativi sono stati disastrosi anche se a me sembravano già straordinari, ma ogni volta ho aggiunto un piccolo pezzo del puzzle, fino a quando sono arrivato al punto di essere abbastanza soddisfatto.

In questo tutorial illustrerò come realizzo gli Startrail. Sono sicuro che ci sono un sacco di persone che fanno le cose diversamente da me quindi se avete delle domande / suggerimenti / commenti su qualsiasi cosa, non esitate a contattarmi, o lasciare un commento in fondo all’articolo.

Per quanto mi riguarda ho trovato che il modo migliore per produrre gli Startrails con una macchina reflex digitale è quello di unire fotogrammi multipli, e combinarli poi con il software. Questo è il metodo che io cercherò di illustrare in questo tutorial.
Prima di cominciare, vorrei precisare che do per scontato che si conosce la relazione fondamentale tra ISO, velocità dell’otturatore e l’apertura del diaframma.

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Startrail realizzato ad Alta, in Norvegia


Ok Cominciamo!

Di cosa abbiamo bisogno:

– Una reflex digitale
– Un treppiede stabile (per stabile intendo che non sia fatto di cartone, se c’è vento vi verranno micromosse)
– Una notte secca senza nuvole
– Un obiettivo luminoso (di apertura minima di 2.8)

Di cosa potremmo avere bisogno:
– Un telecomando di scatto remoto
– Usare del nastro per non far appannare la lente
– Luna in fase luna nuova (mai piena)
– Un battery grip per poter fare molti scatti consecutivi prima che la reflex si spenga o una batteria di riserva da sostituire prontamente senza sbostare il cavalletto!
– Un PC
– Cavetto USB della reflex


Una volta posizionata la macchina sul cavalletto ben saldo per terra passiamo alla composizione dell’immagine e ai settaggi:

Focus:

La prima cosa da fare è stabilire la messa a fuoco. In sostanza, puntare la fotocamera su una stella luminosa o tutto ciò che è lontano, ma brillante, e premete il pulsante di scatto fino a quando non si blocca fuoco. Una volta che si è soddisfatti con la messa a fuoco, ruotare con cautela la funzione di messa a fuoco automatica (di solito si trova sulla lente), impostandola in manuale non dovete piu’ preoccuparvi di mettere a fuoco. Basta essere attenti a non modificare la messa a fuoco spostando accidentalmente l’anello di messa a fuoco o ghiera dello zoom sul vostro obiettivo. In alcuni obiettivi sulla ghiera è possibile vendersi conto di quando l’obiettivo è impostato sul simbolo di infinito.

Composizione:

Una volta che avete impostato il treppiede e stabilito il tuo punto di messa a fuoco, è necessario comporre l’immagine. È probabile che si desideri utilizzare la lunghezza focale più ampia che avete a disposizione. Ovviamente, le stelle sono l’ingrediente principale di questo progetto, ma ho scoperto che è sempre auspicabile avere qualcosa in primo piano per dare prospettiva allo startrails e dare anche un tocco di originalità allo scatto. Sarebbe bello prendere nell’inquadratura anche la stella Polare, se non conoscete le stelle basterà una bussola e vedere precisamente dove punta il nord, fate uno scatto da 1 minuto e vi accorgete subito di quale delle stelle appare più ferma delle altre.

La luna:

Se la luna è nel cielo, assicurarsi che non sia nell’inquadratura e che non lo sarà nel corso degli scatti. Ovviamente la luna aggiunge l’inquinamento luminoso riducendo la quantità di stelle che vedrete nella foto. Quindi sempre meglio non scattare con la luna piena.

Rotazione stellare sul Moncenisio
In questo Startrails a Moncenisio avevo la luna quasi piena alle spalle, il risultato è stato cielo praticamente azzurro e scie molto deboli delle stelle.


Determinare l’esposizione

Nella sezione “cose ​​che avete bisogno”, ho scritto che è necessario un telecomando remoto al fine di bloccare il pulsante di scatto. Impostando la fotocamera in burst l’effetto ottenuto è che tenendo premuto il pulsante di scatto la fotocamera inizia a scattare fino a quando non viene rilasciato. Questo è precisamente ciò che si farà. Potremo scattare un foto da 10 minuti consecutivi oppure decidere di programmare un TOT di scatti consecutivi da 30 secondi per poi unirli con un programma.

Night at Mont Cenis

Prova Foto:

E ‘una buona idea fare alcuni scatti di prova modificando le impostazioni fino a quando l’immagine che vedete sul display (primo piano, così come le stelle) è esposto in modo corretto. La prima cosa che dovrete fare è mettere la fotocamera in modalità “Manuale” (M) sul quadrante in cima alla vostra macchina fotografica. Le tre impostazioni che dovrete tenere sott’occhio saranno ISO, velocità dell’otturatore e l’apertura. Come ho detto sopra, questi sono tutti in relazione tra loro. Quando si regola uno di questi, un altro potrebbe essere necessario per compensare. Qui è fondamentalmente ciò che si cercherà di ottenere per ciascuna di queste impostazioni:

Diaframma:

storia Breve: La prima volta che ho provato uno startrails con la mia reflex digitale, ho pensato che avrei potuto farlo con una esposizione singola lunga. Così ho posizionato il treppiede nel cortile di casa ed ho scattato a 60 minuti ad f22 (altrimenti con 2.8 l’avrei bruciata) e ISO 100 e sono tornato dentro a guardare la TV. Quando ho visto la foto sul computer, ho imparato due cose molto importanti:

1) La foto era molto rumorosa e c’erano tonnellate di punti colorati casuali di tutto la foto (ho saputo poi questi sono chiamati hot pixel). Se si lascia l’otturatore aperto troppo a lungo su una fotocamera digitale, si ottengono più rumore e hot pixel, che risultano inevitabili quando si lascia lavorare per così tanto tempo il sensore. Ricordate che, a differenza di una macchina fotografica a pellicola, il sensore è un pezzo di elettronica che può (e vuole) scaldarsi se si lascia correre troppo a lungo. È per questo che per me il modo migliore per fotografare gli startrails con una macchina fotografica digitale è quello di usare esposizioni multiple, e combinarli in seguito sul computer. Devo ancora determinare quale sia la più lunga esposizione accettabile ma sicuramente varierà in base al corpo macchina che state utilizzando.

2) Il secondo problema che ho notato è che le scie delle stelle erano molto deboli, quasi al punto che non erano nemmeno visibili. La lezione che ho imparato è che la tua apertura (aka f-stop) deve essere il più vicino al “più aperta” possibile. Il che significa che si desidera che il f / stop di essere il numero più basso possibile. (F/2.8, f / 4, f/5.6 …).

Tempo di posa:

L'intervallometro incorporato della Nikon D7000

L’intervallometro incorporato della Nikon D7000

Per questo metodo, il tempo di scatto deve essere esattamente 30 secondi. L’unica ragione di questo è perché 30 secondi è il più lungo tempo di posa che è possibile impostare la fotocamera prima di passare a “BULB”. Una cosa indispensabile è l’intervallometro, che si occuperà di scattare N foto ogni 30 secondi, autonomamente.

Se la vostra macchina non dispone di un intervallometro (Le nikon ce l’hanno incorporato dalla D7000 in poi) allora dovete collegare la vostra reflex al PC e tramite un programma gestire gli scatti. Ho scoperto per la mia Nikon il programma NKRemote. Esiste anche una versione per Canon. Questo programma altro non fa che darvi la possibilità di gestire qualsiasi impostazione di scatto tramite il PC. Vi bastera’ collegare la reflex tramite il cavetto USB e entrare nella sezione Timelapse dove andrete a specificare il numero di scatti sequenziali.

Schermata di settaggi Timelapse di NKRemote

Schermata di settaggi Timelapse di NKRemote

ISO:

Mi piace usare le ISO minima necessaria per ottenere l’esposizione che mi serve. Ma se state fotografando nel buio assoluto e volete far risaltare più stelle possibili allora alzate gli ISO fino al limite possibile accettabile prima di avere molto rumore. Se avete un corpo macchina professionale potete permettervi anche 2000 ISO, con una consumer invece sarebbe più corretto 800 ISO. In ogni caso provate e lo capirete da soli quando vedrete le immagini al PC.

Se avete in primo piano un soggetto e vedete che anche a 2000 ISO / 30” e f/2.8 viene sottoesposto allora fate il primo scatto solo per illuminare il soggetto e poi fate partire lo startrails.
Per illuminare il soggetto vi basta uno scatto ad ISO più basse a 10 secondi e mentre la reflex scatta illuminate il soggetto con una torcia elettrica, illuminando tutte le parti come ho fatto io con l’albero in Val di Mello nella foto sotto. Poi quando andrete ad unire gli scatti farete il primo Marge con gli strartrails e un secondo merge per prelevare il soggetto illuminato.

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Una notte in Val di Mello


Esecuzione:

OK, ora che avete composto la vostra immagine e determinati i valori di esposizione arriva la parte più facile. Avviate gli scatti e controllate ogni tanto che la fotocamera faccia il suo lavoro. Se siete a casa è facile perché si può andare dentro e fare uno spuntino, guardare la tv, fare un pisolino, o qualsiasi altra cosa. Se non siete a casa, assicuratevi di avere qualcosa da fare per un oretta, per di più se siete da soli, in modo da passare il tempo e da non cedere alla tentazione di bloccare lo startrails prima del dovuto.


Elaborazione:

Vi consiglio vivamente di scattare direttamente in JPEG anche perchè alla fine del lavoro vi ritroverete con 120 scatti (in un ora) da gestire. Attenti però al bilanciamento del bianco che dev’essere quello giusto! Se avete all’orizzonte un paese illuminato, se scattate con WB in automatico vi potrebbe venire troppo arancione, per colpa della rifrazione dei lampioni. Quindi fate degli scatti di prova per capire se l’automatico va bene o se dovere impostare manualmente i gradi Kelvin.
Nel caso scattaste in RAW potete scegliere il bilanciamento del bianco in fase di post produzione.

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Aerei: A meno che non siate nel deserto o al centro del polo sud potrebbe capitarvi di beccare le scie degli aerei. In questo caso potete intervenire sui singoli scatti “danneggiati” utilizzando il cerotto di Photoshop.


Software:

La maggior parte dei miei StarTrails li ho eseguito utilizzando Image Stacker. E’ un software leggero e abbastanza semplice per unire le immagini, e ha anche un paio di altre opzioni di fusione, quali accatastamento, o le foto in media per ridurre il rumore. Il prezzo è di 17$ per la versione completa.


Screenshot preso dal sito ufficiale

Per iniziare, è sufficiente fare clic sul pulsante “Add Images” e scegliere le immagini. Nelle “Image Blending Options”, scegliere “Brighten (Use Brightest Pixel)”. Una volta che li avete caricati nel software e nome del file, vi basta cliccare su “Create” e inizierà ad unire tutte le immagini.

Tra i programmi freeware esiste anche startrails.exe.


Screenshot preso dal sito ufficiale

Per iniziare, basta cliccare su “File >> Open Images” e scegliere le immagini. Poi scegliere “Build >> Startrails”, e inizierà combinando tutte le immagini.


Condivisione:

Il gioco è fatto! … Spero che abbiate trovato questa guida utile. Come avevo detto in precedenza non esitate a scrivermi o commentare qui sotto con tutte le altre domande o commenti.
Ricordate che con gli scatti prodotti potrete creare un Timelapse! Ovvero un video con la rotazione stellare!! Con 120 scatti prodotti in un ora otterrete un video di 5 secondi (24 frame per secondo). Immaginate che bello creare un video dal tramonto all’alba 😉

E ricorda la lezione più importante di tutti nella fotografia: Divertitevi! Avete paura di sbagliare? Non preoccupatevi, gli errori li fanno tutti, ogni errore che fate vi porterà a diventare un fotografo migliore!

Buon Startrails!

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Racconto del viaggio a Capo Nord

Vi racconto della mia ultima avventura a Capo Nord, con i miei due amici, macinando chilometri sulle strade norvegesi per 6 giorni, dal 5 al 10 dicembre. Abbiamo, quindi, pensato…

Mappa

Vi racconto della mia ultima avventura a Capo Nord, con i miei due amici, macinando chilometri sulle strade norvegesi per 6 giorni, dal 5 al 10 dicembre.
Abbiamo, quindi, pensato di fare diverse tappe prima di arrivare a Capo Nord. All’andata siamo passati da Alta e Honningsvåg e al ritorno da Hammerfest.

Arrivo a Tromso

Arriviamo a Tromso il pomeriggio del 5 dicembre, l’aeroporto è deserto, siamo solo noi dell’ultimo volo della giornata. Ci dirigiamo verso Europcar e ritiriamo la nostra VW Golf con attrezzatura invernale.

Con un po’ di forza riusciamo ad aprire le portiere completamente ghiacciate e ci dirigiamo verso il nostro primo hotel. Nel percoso per andare all’hotel vediamo uno strano bagliore verde che subito scompare, qualcuno crede che sia l’aurora, io penso solo ad un miraggio, forse un riflesso. Raggiungiamo l’hotel, molliamo la roba ed usciamo a cena a Tromso.

Non c’è molta gente in giro, anche se sono solo le 20 sembra che sia tarda notte. Scegliamo uno dei pub segnati sulla guida Lonely Planet e raggiungiamo il più vicino pub. Entriamo in questo locale, caldo e accogliente, siamo gli unici vestiti in quel modo “polare”, gli altri hanno vestiti normali, da stagione quasi autunnale. Qui mangiamo un hamburger buonissimo accompagnato con birra norvegese, Artic Beer, il nome fa figo, quindi prendiamo quella. Usciamo dal locale pienamente soddisfatti e ci dirigiamo verso un posto meno luminoso per osservare il cielo.

Arriviamo sulla costa (Tromso è un’isola collegata con la terra ferma tramite 2 grandi ponti). Finalmente vediamo la nostra prima aurora boreale! Per quanto possa essere semplice e poco visibile per noi resta la nostra prima aurora boreale, ci sembra incredibile vederla lì già alla prima sera! Senza pensarci due volte piazziamo i cavalletti ed iniziamo a provare qualche scatto.

La prima aurora boreale

Le aurore boreali possono durare pochi minuti ma anche ore intere, dipende tutto dall’attività magnetica del sole. Qui il dubbio: se restare ancora lì a vederla, ma ci sono ancora molte luci della città, oppure se uscire dall’isola di Tromso e cercare qualche stradina isolata per ammirare il cielo che, col buio, si illuminerebbe ancora di più. Scegliamo quindi di tentare la fortuna e ci fiondiamo fuori dalla città.

In effetti non appena fuori il cielo si illumina, siamo perfettamente sotto l’aurora, lasciamo l’auto e facciamo un giro con la torcia. Restiamo nei paraggi per circa 1 ora, per cercare punti diversi per le nostre fotografie, dopo circa 20 minuti si inizia a sentire il freddo che penetra nelle scarpe: iniziano a far male le dita dei piedi, bisogna restare in movimento e non lasciare che il freddo e i geloni prendano il sopravvento. Il primo giorno volge a termine e torniamo soddisfatti in hotel. Si son fatte le 2 di notte.

Da Tromso ad Alta

La mattina in inverno a Tromso non è facile svegliarsi di buon ora in quanto alle 8 è ancora buio, quindi abbiamo fatto con calma e siamo usciti di casa giusto in tempo per l’alba polare che a dicembre è intorno alle 11 del mattino. Vediamo finalmente il cielo che si riempie di sfumature.

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Facciamo qualche foto e partiamo verso Alta, ci aspettano 400 km che in Norvegia sono tantissimi! alcune strade sono strette e con molte curve quindi preventiviamo circa 6 ore di viaggio con pranzo a sacco, senza contare che tra fotografi un viaggio di 6 ore diventa di 8 in quanto ci si ferma 2 o 3 volte per qualche foto.

4Durante il viaggio verso Alta abbiamo attraversato delle distese completamente buie dove il cielo ha dato il meglio di sé. Anche se l’aurora non ci accompagna durante il nostro viaggio, la via lattea brilla come non mai. Ci fermiamo a contemplare il cielo e a mangiare uno snack e ripartiamo.

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Ironia della sorte ad Alta l’aurora è molto bassa, quindi approfittiamo per scattare una rotazione stellare: cerchiamo un punto abbastanza suggestivo e ci rimaniamo per 1 ora, per un totale di circa 80 scatti. E’ un po’ inquietante sostare in auto davanti ad un cimitero con chiesa annessa, ma è davvero l’unico soggetto fotografabile senza luna piena. Così restiamo in auto a giocare ad UNO e a bere birra in attesa che qualche zombie venga a restituirci le reflex. Alla fine torniamo in hotel soddisfatti. Un altro giorno volge al termine.

Da Alta a Honningsvåg

L’indomani ci svegliamo e dopo un’abbondante colazione partiamo verso Honningsvåg, l’ultima città Europea e anche ultima tappa prima di raggiungere finalmente Capo Nord. La tratta da Alta a Honningsvåg è la più interessante e dove raggiungiamo le temperature più basse e dove è davvero tutto bianco. Anche la strada è una distesa candida che ci godiamo con la luce del giorno! La luce e i colori cambiano repentinamente in quanto alba e tramonto coincidono.

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DSC_1123Arriviamo ad Honningsvåg nel primo pomeriggio, nessuno di noi sa ancora quello che ci aspetta in serata: siamo già abbastanza soddisfatti della “giornata fotografica” e non pensiamo di avere ancora tanta fortuna nel vedere “aurore”. Quindi con tanta calma lasciamo la roba in hotel, prendiamo qualche lattina di birra e facciamo un break. Ci accorgiamo che ad Honningsvåg c’è un centro turismo aperto, quindi chiediamo informazioni per andare a Capo Nord, visto che su internet avevo letto che la strada sarebbe stata chiusa e che saremmo stati vincolati a prendere l’autobus (che costava 70 euro a testa, per 35 km di tratta). DSC_1134Questa notizia ci è stata smentita ma ci è stato detto di fare moltissima attenzione al percorso in quanto i lati della strada sono pieni di neve e c’è il rischio che la stessa possa mimetizzarsi, col rischio di finire in un burrone. Ci hanno, quindi, consigliato di seguire il pullman che sarebbe partito l’indomani mattina alle 11. Troviamo un posticino dove cenare e dove poter mangiare la specialità norvegese: la renna. Davvero buona ma purtroppo cara, come tutti i cibi e le bevande in Norvegia. Uscendo dal ristorante vaghiamo per la città in cerca di qualcosa, ma non c’è assolutamente nulla. Sono solo le 19! Allora zaino in spalla e andiamo a fare qualche foto in riva al porto e tra una foto e l’altra iniziamo ad intravedere l’aurora che sorge: a quel punto capiamo che la serata non finisce lì.

Ci spostiamo ed è sempre più luminosa tanto che non riesco a guidare perché guardo il cielo, lo guardo sbalordito, cercando di capire se ho esagerato con la birra o se la renna che ho mangiato mi sta facendo qualche strano effetto! Prendiamo la strada per capo nord dove ci sono meno luci e lì c’è un’esplosione nel cielo, un verde nitidissimo che si muove come olio in una bacinella piena d’acqua, galleggia nel cielo e si modifica creando forme di tutti i tipi. Anche questa serata si è conclude alle 2 di notte e con il bottino pieno! Qui ho sofferto un po’ il freddo, c’erano – infatti – correnti fredde che portavano il termometro a scendere a -20°, inoltre essendoci umidità posso lasciarvi immaginare la temperatura percepita.

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Da Honningsvåg a Nordkapp

La sveglia suona, sono ancora un po’ intontito per la seratona passata con le particelle cariche elettricamente e spinte dai venti solari nel campo magnetico terrestre. Ci rendiamo conto di essere in un enorme hotel e di essere completamente soli. La proprietaria della struttura ci spiega che in inverno ci sono pochissime persone che alloggiano: la maggior parte del turismo si concentra in primavera e in estate, col sole di mezzanotte. Sembra un po’ di essere in un ospedale psichiatrico con pareti bianche, porte bianche, lunghi corridoi ed un’enorme sala da pranzo dove facciamo colazione. Fa molto Shining.

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Siamo in ritardo, il pullman che dobbiamo seguire parte alle 11, ci dirigiamo verso il tourist info e in quel momento vediamo il pullman passare, che…fortuna!! lo seguiamo… però, ehm, sento che l’auto tira a destra, sento anche la ruota slittare, penso subito che magari la strada sia ghiacciata, invece poi, abbassando il volume dello stereo, mi rendo conto che abbiamo forato. Addio autobus. Siamo fermi nel nulla.

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Fortuna che le poche auto che passano di là rallentano tutte e ci chiedono se abbiamo bisogno di aiuto. Che dire , potremmo rifiutare? Questo carissimo signore norvegese torna in città e chiama per noi il carro attrezzi. Attendiamo fiduciosi. Il sogno di capo nord si allontana in quanto la strada sarebbe rimasta aperta solo per poche ore prima che del buio. All’orizzonte vediamo una grande scritta VIKING, è lui il carro attrezzi! Gli spieghiamo che abbiamo un’auto a noleggio e che abbiamo anche l’assicurazione. L’autista del carro attrezzi chiama la Europcar, prende la ruota e dice che ce la riporterà riparata. Quindi incrociamo le dita e ci rimettiamo in attesa dell’arrivo della gomma e tranquillizziamo le decine di automobilisti che ci chiedono se abbiamo bisogno di aiuto. Arriva la gomma, ce la rimonta e rifiuta la nostra mancia che vogliamo lasciargli in segno della nostra riconoscenza per la sua gentilezza, lui dice che è già tutto pagato dall’assicurazione.

Ci rimettiamo in auto e finalmente seguiamo le indicazioni per Capo Nord, mancano solo pochi km.
Riusciamo a raggiungere Capo Nord, attraversiamo una specie di casello, probabilmente d’estate si paga l’ingresso in auto o in moto. Cerchiamo di capire dove poter parcheggiare. In effetti non è proprio un problema in quanto non c’è nessuno se non il pullman delle 11 e un paio di auto. Parcheggiamo e ci avviamo a piedi verso il mappamondo, simbolo di NordKapp.

Da Nordkapp a Hammerfest

Dopo aver toccato il famoso mappamondo entriamo nella baita di Capo Nord a prendere qualche souvenir ma dobbiamo fare presto, abbiamo 20 minuti prima della chiusura della strada. Pensate che bello passare la notte isolati nella parte più estrema dell’Europa…… Torniamo quindi ad Honningsvåg e per la fretta dimentichiamo di ritirare il certificato di NordKapp. Pazienza, sarà per la prossima. Siamo davvero stanchi ma soddisfatti, ma non è ancora finita, ci rimettiamo sulla strada per raggiungere Hammerfest, la nostra ultima tappa prima di tornare a Tromso. Ci prendiamo la serata libera da reflex per sbevazzare in giro per qualche locale…vuoto, cercando di non cadere nel tunnel depressivo causato dalla mancanza di luce. Finisce così anche il nostro 4° giorno.

Da Hammerfest a Tromso

DSC_1360Iniziamo riposatissimi anche la 5 mattina, il durissimo viaggio del ritorno a Tromso ci aspetta ed un’ altra alba polare sta per colorare il cielo norvegese. 550 km di curve e strade ghiacciate ci attendono. Abbiamo tutto il giorno e anche tutta la notte per raggiungere Tromso, in quanto l’ultima notte non abbiamo dormito perché avevamo il volo alle 5 del mattino.

Siamo riusciti a fare pochissime tappe per goderci l’ultima aurora boreale del viaggio, è stata la più spettacolare e anche la più duratura (circa 9 ore: dalle 17 alle 2).

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Non ci resta che attendere il volo di ritorno a Milano, restando a guardare l’aurora dai vetri dell’aeroporto.

Attrezzatura per inverno a Capo Nord:

Pantalone, calze e maglia termica
Pantaloni da neve
Pile The North Face
Scarpe Sorel (-40°)
Scaldamani
Cappello
Giacca Mello’s
Torcia da testa
Sottoguanti The North Face + Guanti da neve

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Attrezzatura fotografica:

Zaino LowePro 400AW
Nikon D600
Sigma 24-70mm f/2.8
Samyang 14mm f/2.8
Cavalletto Manfrotto con modifica rivestimento alle gambe da presa (la mia versione ha le gambe di alluminio, che diventa freddissimo da prendere)
3 batterie
Modulo GPS Nikon

Cibo:

Pranzi a sacco nei trolley da stiva
Tanti snack da tenere nello zaino

Costo del viaggio:

Voli Norvegian A+R con scalo + bagaglio da stiva: 320 euro
Auto a noleggio EuropCar + assicurazione (30 euro): 130euro
Costo abbigliamento: 250 euro
Hotel: 250 euro

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Rimuovere il rumore dalle nostre fotografie

Spesso capita di vedere delle fotografie straordinariamente nitide e definite (anche con condizioni di luce pessime). Ecco, il corpo macchina e l’obiettivo hanno in questo un ruolo indispensabile ma se…

Spesso capita di vedere delle fotografie straordinariamente nitide e definite (anche con condizioni di luce pessime). Ecco, il corpo macchina e l’obiettivo hanno in questo un ruolo indispensabile ma se non abbiamo il top del top il fotoritocco di permette di rimuovere il disturbo dalle fotografie fatte per esempio ad alte ISO o anche fotografie normali.

Il software per eccellenza è Topaz Denoise. Esiste anche la versione plugin per Photoshop.

Apriamo una fotografia in Photoshop

Andiamo  in Filtro > Topaz Lab > Topaz DeNoise

Ingrandiamo la parte di foto che vogliamo prendere come riferimento per la rimozione del rumore

Clicchiamo su uno dei Preset già impostati (nel mio caso clicco su strong), altrimenti potete sistemare i settaggi dalla palette in basso a destra.
Noterete subito un miglioramento di nitidezza e di omogeneità del colore.

Quindi cliccate su OK e tornerete nella finestra principale di Photoshop.

Ecco alcuni esempi presi dal sito di Topaz:

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I migliori obiettivi grandangolari per Full Frame

Sono finalmente passato ad FX e come tutti quelli che fanno questa scelta c’e’ un po’ di indecisione sulle lenti da acquistare. Per chi non lo sapesse, su macchine full…

Sono finalmente passato ad FX e come tutti quelli che fanno questa scelta c’e’ un po’ di indecisione sulle lenti da acquistare.

Per chi non lo sapesse, su macchine full frame bisogna montare obiettivi FX, o meglio, potete montare anche lenti DX ma avrete un ritaglio e quindi non sfruttereste appieno il vostro sensore Full frame.

Visto che prediligo paesaggi, notture e startrails ecco quali sono stati gli obiettivi che ho valutato:

  • Sigma 24-70mm f/2.8 EX DG HSM (ho letto su molti forum che ha uno sfocato pessimo)
  • Sigma 24-70 f/2.8 Macro
  • Tamron 24-70 2.8 VC
  • Nikkor 24-70mm f/2.8G
  • Nikkor 28-70 2.8 / 24-70 2.8
  • Nikkor 24-85 F2.8-4 AF-D
  • Nikkor 24-85 3.5-5.6 VR

Ovvio che se non avete problemi a superare i 1000 euro per una lente i migliori su questa fascia sono i Nikon.
Purtroppo per un problema di costi per il momento prenderò solo il Sigma 12-24, che sarebbe il rispettivo del Sigma 8-16 su DX.

Ultra Grandangolari

Il Samyang 14mm f/2.8 è un’ottima alternativa alle altre ottiche grandangolari, la resa è buona e il prezzo basso 300€

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Indice completo delle sigle degli obiettivi

Sigle obiettivi Nikon: AF – Sistema di autofocus. AF-D – Obiettivi dotati di autofocus con comunicazione della distanza del soggetto al corpo macchina. Questo sistema garantisce una messa a fuoco più precisa….

Sigle obiettivi Nikon:

AF – Sistema di autofocus.

AF-D – Obiettivi dotati di autofocus con comunicazione della distanza del soggetto al corpo macchina. Questo sistema garantisce una messa a fuoco più precisa.

AF-S – Obiettivi dotati di sistema di autofocus con motore ad ultrasuoni (Silent Wave Motor).

IF – (Internal Focus) – La messa a fuoco viene eseguita mediante un movimento di lenti all’interno dell’obiettivo, questo garantisce una messa a fuoco minima più precisa e una maggior rapidità di focheggiatura. Sono dotati del sistema IF la maggior parte dei teleobiettivi e alcuni zoom Nikkor.

ED – (Extra-low Dispersion) – Utilizzo di vetri Extra (Low). Le ottiche caratterizzate da questa sigla sono dotate di una o più lenti a bassa dispersione, opportunamente introdotte allo scopo di ridurre quanto possibile le aberrazioni cromatiche.

VR – (Vibration Reduction) Ottiche dotate di sistema di stabilizzazione che serve a ridurre le vibrazioni. Consente quindi le riprese a mano libera in condizioni di scarsa luminosità.

– Queste ottiche sono prive della ghiera dei diaframmi, che vengono controllati direttamente dal corpo macchina, pertanto non possono essere utilizzate sulle reflex prive di automatismi.

DX – Obiettivi progettati esclusivamente per fotocamere digitali con sensore in formato APS-C.

PC – Indica la categoria degli obiettivi decentrabili.

DC – (Defocus Control) – Questa tecnologia consente al fotografo di controllare il grado di aberrazione sferica residua, con la semplice rotazione di un’apposita ghiera. Si può cioè intervenire sulla resa delle zone fuori fuoco conferendo loro una particolare “rotondità”, molto adatta alle riprese di ritratto.

– (Distance) – Informazione di Distanza – Questi obiettivi inviano un segnale al corpo macchina trasmettendo l’informazione relativa alla distanza soggetto/ fotocamera.

SIC – (Super Integrated Coating) – Rivestimento ottico a strati multipli che riduce sensibilmente l’effetto fantasma.

ASP – (lenti asferiche) – Le ottiche caratterizzate da lenti asferiche hanno il pregio di eliminare in maniera assoluta il coma e altre aberrazioni anche nell’ impiego a tutta apertura. Utile soprattutto nei grandangolari.

CRC – (Close Range Correction) – correzione alle brevi distanze. Il sistema CRC viene impiegato negli obiettivi fish-eye, grandangolari, Micro, e in alcuni medio-tele. i gruppi ottici dell’obiettivo sono assemblati nella configurazione “a lenti flottanti”. La messa a fuoco avviene in maniera da permettere la correzione delle aberrazioni a distanze ravvicinate.

RF – (Rear Focusing) Negli obiettivi con sigla RF la messa a fuoco è ottenuta mediante il movimento dei soli gruppi posteriori, solitamente più piccoli e leggeri, e consente pertanto di ottenere messe a fuoco più veloci.

SWM – (Motore Silent Wave) –  Gli obiettivi AF-S Nikkor sono dotati di motore ad ultrasuoni incorporato che trasforma le “onde in movimento silenzioso” in energia di rotazione: questo permette messe a fuoco più veloci e silenziose.

 

Sigle obiettivi Canon:

EF – Gli obiettivi Canon EF dispongono di un proprio microprocessore per il controllo del motore di messa a fuoco che garantisce silenziosità e precisione della messa a fuoco automatica. La sigla EF indica anche la compatibilità sia col formato Full Frame che APS-C. Se questi obiettivi vengono montati su reflex con formato APS-C la distanza focale dell’obiettivo va moltiplicata x 1,6.

EF-S – Come sopra ma progettati esclusivamente per sensori in formato APS-C. Infatti questi obiettivi sono incompatibili col formato Full Frame perchè il cerchio di copertura non è del diametro sufficiente per coprire il fotogramma 24X36mm, inoltre la parte posteriore del gruppo ottico interferisce con lo
specchio della forocamera.

IS – Image Stabilizer – Le vibrazioni della fotocamera sono la causa principale delle immagini sfocate soprattutto nel caso di fotocamere tenute in mano a lungo o di condizioni di scarsa luminosità in cui sono necessari tempi di scatto lenti. La tecnologia di stabilizzazione dell’immagine corregge anche le minime vibrazioni.

USM – Ultrasonic Motor – La tecnologia USM permette una messa a fuoco precisa, veloce e silenziosa. Su gli obiettivi Canon di classe elevata il motore ultrasonico è del tipo ad “anello”, invece su quelli di classe inferiore il motore è del tipo “micromotore” cioè senza anello.

DO – Diffractive Optics (Elemento ad Ottica Diffrattiva) – Le lenti degli obiettivi con il sistema DO sono costruite in modo da alterare il percorso della luce all’interno di esse e in modo da non disperdere parte di quella luce come nelle lenti normali, in pratica si avrà una riduzione della rifrazione luminosa soprattutto alle grandi aperture.

– Luxury – Sono obiettivi di qualità professionale, essi sono caratterizzati da elementi ottici speciali che conferiscono all’immagine una maggior nitidezza.
Questi obiettivi si riconoscono dalla linea rossa che li contorna e dalla lettera L.

II/III – I numeri romani indicano semplicemente la versione di un determinato obiettivo.

TS-E – Tilt & Shift – Indica la categoria degli obiettivi decentrabili progettati soprattutto per foto di architettura.

MACRO – Obiettivi specifici per la macrofotografia.

STM – (Stepping Motor Technology) Motore AF interno con tecnologia passo-passo. La tecnologia STM fornisce una messa a fuoco automatica silenziosa e fluida durante le riprese video con le fotocamere compatibili.

EMD – (Electro Magnetic Diaphragm) Il diaframma elettromagnetico (EMD) consente produrre un bellissimo effetto bokeh.

 

Sigle obiettivi Sigma:

ASP – (Lenti asferiche) – Gli obiettivi con la sigla ASP sono caratterizzati da lenti asferiche, queste lenti conferiranno migliori prestazioni ad un’ ottica estremamente compatta.

APO – Gli obiettivi APO sono progettati per ridurre al minimo le aberrazioni cromatiche migliorando così la nitidezza delle immagini.

HSM – (Hyper-Sonic Motor) – La tecnologia HSM permette una messa a fuoco precisa, veloce e silenziosa. Su gli obiettivi Sigma di classe elevata il motore ultrasonico è del tipo ad “anello”, invece su quelli di classe inferiore il motore è del tipo “micromotore” cioè senza anello.

OS – (Optical Stabilization) – Ottiche dotate di sistema di stabilizzazione che serve a ridurre le vibrazioni. Consente quindi le riprese a mano libera in condizioni di scarsa luminosità.

RF – (Rear Focus) Negli obiettivi con sigla RF la messa a fuoco è ottenuta mediante il movimento dei soli gruppi posteriori, solitamente più piccoli e leggeri, e consente pertanto di ottenere messe a fuoco più veloci.

IF – (Internal Focus) – La messa a fuoco viene eseguita mediante un movimento di lenti all’interno dell’obiettivo, questo garantisce una messa a fuoco minima più precisa e una maggior rapidità di focheggiatura.

EX – Sono obiettivi di qualità professionale, essi sono caratterizzati da elementi ottici speciali che conferiscono all’immagine una maggior nitidezza.

DG – Sigla che indica la piena compatibilità con le reflex digitali sia in formato APS-C che in Full-Frame. Queste ottiche offrono immagini di qualità superiore correggendo tutti i tipi di aberrazione, specialmente la distorsione.

DC – Questi obiettivi sono progettati esclusivamente per fotocamere con sensore in formato APS-C, non compatibili col Full-Frame.

CONV – Obiettivo che può essere utilizzato con i moltiplicatori Sigma per aumentare la focale.

TSC – (Thermally Stable Composite) – Il TSC è un materiale attualmente utilizzato esclusivamente da Sigma, progettato per ridurre al minimo l’espansione e la contrazione del cilindro interno quando utilizzato a temperature estreme.

 

Sigle obiettivi Tamron: 

AF – Sistema di auto focus

IF – (Internal Focusing) – La messa a fuoco viene eseguita mediante un movimento di lenti all’interno dell’obiettivo, questo garantisce una messa a fuoco minima più precisa e una maggior rapidità di focheggiatura.

LD – (Low Dispersion) – Lenti a bassa dispersione progettate per ridurre le aberrazioni cromatiche.

AD – (Anomalous Dispersion) – Questi obiettivi sono caratterizzati da un vetro ottico speciale che riduce le aberrazioni cromatiche laterali, problema noto soprattutto nell’utilizzo dei grandangolari.

ASL – (Aspherical Lens) – Gli obiettivi Tamron con la sigla ASL sono caratterizzati da lenti asferiche, queste lenti conferiranno migliori prestazioni ad un’ ottica estremamente compatta.

XR – (Extra Refractive Index Glass) – Le ottiche XR hanno un tipo speciale di vetro con un alto indice di rifrazione. Questi obiettivi saranno notevolmente più compatti in termini di lunghezza e diametro rispetto a un obiettivo in vetro, ma con la stessa luminosità e prestazioni ottiche.

DI – (Digitally Integrated Design) – La sigla DI contraddistingue una generazione di obiettivi progettati per l’utilizzo con fotocamere reflex digitali, sia con sensore in formato APS-C che Full-Frame.

DI-II – (Digitally Integrated Design) – Lenti progettate esclusivamente per l’utilizzo con fotocamenre reflex digitali in formato APS-C.

VC – (Vibration Compensation) – Ottiche dotate di sistema di stabilizzazione che serve a ridurre le vibrazioni. Consente quindi le riprese a mano libera in condizioni di scarsa luminosità.

FEC – (Filter Effect Control) – Il FEC è una caratteristica che contraddistingue gli obiettivi Tamron, si tratta di una piccola ghiera posta sull’estremità dell’obiettivo che permette di ruotare i filtri attraverso il paraluce, fondamentale soprattutto con l’utilizzo di polarizzatori.

PZD – (Piezo Drive) – Nuovo sistema Tamron che identifica il motore ultrasonico ad onde stazionarie.

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