Author: Francesco Langiulli

DAY 16 – Provo ad entrare in Russia, senza passaporto

588km (Siauliai, Lituania – Varsavia, Polonia) Sono ancora vivo. Nessun membro della famiglia della guesthouse mi ha strangolato nella notte. La prima gioia della mattina la scopro aprendo il pomello…

588km (Siauliai, Lituania – Varsavia, Polonia)

Sono ancora vivo. Nessun membro della famiglia della guesthouse mi ha strangolato nella notte. La prima gioia della mattina la scopro aprendo il pomello della doccia, mah forse ci mette un po’ a scaldare… nulla. Non farò la doccia, puzzerò.

Tiro fuori la moto dal cancellone della casa/chiesa e carico tutte le borse. Come da indicazioni del simil chierichetto lascio le chiavi sul tavolo e vado via chiudendomi la porta alle mie spalle. È lunedì mattina, giorno lavorativo ed esco nell’ora di punta, le 8. Mi sento come se lavorassi in Lituania, esco di casa in moto come faccio a Milano ma sono a 2000 km di distanza e il mio lavoro di oggi sarà quello di arrivare a Varsavia tutto intero.

Lascio la Lituania per entrare in Polonia ma prima noto sulla mappa un pezzettino di Russia che sbuca sulla sinistra, praticamente vi è un pezzo di Russia tra la Lituania e la Polonia. Sarebbe fico fare una foto sotto il cartello Russo, è solo a 15 km il confine, voglio andare a vedere se mi fanno fare questa foto, prendo quindi la deviazione.

Mentre mi avvicino sono sempre più convinto che non è una cosa buona quella che sto facendo… senza passaporto poi… ma poi penso “cosa può succedere? mal che vada mi fanno tornare indietro”.

Supero l’ultimo paesino Lituano e poi il nulla per qualche km, foresta e strada completamente deserta, inizia addirittura a fare più freddo. Vedo l’orizzonte una piccola costruzione e una sbarra chiusa. Mi avvicino, ho davanti a me la sbarra chiusa e una enorme telecamera che mi osserva. Dopo 10 secondi la sbarra si alza e mi dà accesso ad un grande parcheggio dove in fondo si trova la dogana. Arrivo li e non c’è nessuno. Aspetto e dopo poco sbuca un militare armato dall’aspetto molto russo. Mi chiede cosa voglio, gli dico che vorrei fare una foto con il cartello che è li a 50 metri, “just for fun”….mi chiede il passaporto, ahia… gli do’ il documento d’identità, mi chiede la visa e non ce l’ho. Mi dice “you cannot enter here, please go out”. Avevo la pelle d’oca, ho insistito… gli dico che è solo per fare una foto e mettere la bandierina simbolica anche sulla Russia. Allora mi chiede dove sto andando, e gli dico “Poland”, e lui mi dice “This is not Poland, go back”. Mi convince, vado via e mentre faccio retro con i piedi lui sorride e mi dice “bye bye”! Fantastico, questa scena non la dimenticherò mai. Ho comunque registrato tutto con la Gopro. Ho immortalato anche il momento in cui gli faccio vedere il mio account di instagram per fargli capire la foto che avrei voluto fare:

Torno sulla mia strada e dopo pochi chilometri entro in Polonia, entro nel caos. Market e benzinai a gogo, tir, trattori, di tutto e di più. La strada improvvisamente sembra essere stata colpita da numeri asteroidi. In tutto questo caos faccio caso che sulla mia testa ci sono telecamere di ogni tipo e i cartelli indicano che sono corsie di ViaToll (tipo il nostro telepass). Così mi fermo al primo market che vende queste specie ViaToll e il tipo mi dice che le moto non dovrebbero pagare… e poi si mette a cercare con il suo smartphone su internet. Una scena surreale. È come se il casellante in Italia quando arrivi al casello si mettesse a cercare le tariffe per la tua Fiat Multipla. Vabe’ gli credo e proseguo. Mi assicura che fino a Varsavia non devo pagare nulla. Certo che se mi avessero fatto pagare questa strada di m…. mi sarebbero girate parecchio: trattori, tir, gente che attraversa, persino le bici! Noto anche che esattamente in direzione delle uscite (tipo quando entri dal benzinaio) c’è sabbia per terra! Ma diamine è il momento più critico per la decelerazione e non pulite le strade proprio in quel punto??? Per fortuna che guardo sempre le condizioni dell’asfalto quando freno. Senza contare che non esiste la corsia di decelerazione, devi sperare di non avere nessuno dietro che ti sta in culo, frenare e svoltare a destra. Noto con piacere di aver guadagnato un’ora sulla tabella di marcia, è tornata l’ora “Italiana”, prima ero con l’ora EEST che è di una avanti rispetto alla nostra.

Dopo un po’ di chilometri la strada migliora parecchio per per trovare dei lavori in corso e tornare alla strada stretta di prima, praticamente l’autostrada per Varsavia la stanno costruendo solo ora.

Non riesco a capire quanto costi la benzina, c’è scritto 5.20, in euro non possono essere… allora cerco la moneta del posto e sono le Zloty! Non sapevo non avessero adottato l’euro. Faccio la conversione e viene 1,19 euro a litro, insomma pensavo meglio. Non ho bisogno di fare il change tanto pago sempre col bancomat con conversione immediata.

Man mano che mi avvicino a Varsavia tutto si trasforma: aumentano le corsie, la qualità dell’asfalto migliora, va via la puzza di merda di vacca, aumentano le auto e diminuiscono i trattori. Davanti a me ho la capitale e con uno skyline affascinante!
Voglio trovare un angolino per accostare e cercarmi un posto su booking ma è impossibile, ogni strada che imbocco mi porta in altre strade enormi dove non posso fermarmi. Seguo il cartello “centrum” ma anche più avanti non ci sono luoghi di sosta, ma dove le parcheggiano le auto questi?? Non esiste la sosta in prima fila, figuriamoci in seconda! Vedo una fermata del bus e salgo sul marciapiede che qui è basso. Cerco su booking un hotel, i prezzi partono da 3 euro per i dormitori, mai visti prezzi così bassi. Allora alzo il tiro e per 35 euro prendo un ottimo 3 stelle in centro. Imposto subito il navigatore senza prenotare e arrivo. Alla reception dico che ho bisogno anche di un parcheggio per la moto, non voglio lasciarla in strada in una città così grande. Mi dice che è disponibile. Perfetto! Mollo tutto e vado finalmente a farmi una doccia, il caldo di oggi, a cui non ero abituato, mi ha sfiancato. Ci sono circa 30 gradi.

Il primo obiettivo di questa sera è capire dove sono quei grattacieli che vedevo all’orizzonte dall’autostrada. Mi reco li ed è uno spettacolo. Sono grattacieli da 40 piani l’uno, ci sono tutti: Google, Samsung, Accenture, Deloitte e varie catene di hotel 5 stelle. Sono tutti vicini al grattacielo che li fa da padrone: il Palazzo delle Culture e delle Scienze, una torre storica completamente illuminata che ricorda molto lo stile dei grattacieli storici di New York.
Non avrei mai immaginato che Varsavia potesse essere così moderna. Nei dintorni vedo diversi grattacieli in cantiere, vengono su come funghi.

Rifaccio un giro e torno in hotel dove parcheggio la moto in garage, mi ha impegnato più questa città alla guida che i 500 km percorsi oggi. Ha la stessa frenesia di Milano, traffico, tram, controviali, corsie riservate. Vero che sono abbastanza abituato a districarmi ma è una città che non conosco e prestare attenzione al traffico mentre guardo quello che mi circonda e mentre tengo d’occhio Google Maps non è una cosa semplice. Mollo la moto e raggiungo un pub vicino a piedi, ho già guidato troppo oggi. Domani mi aspetta una bella tirata fino a Vienna. Ormai mancano solo 1500km a Milano, il lungo viaggio volge quasi al termine.

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DAY 15 – Nella guesthouse degli orrori, verrò ucciso nel sonno

490km (Tallin, Estonia – Siauliai, Lituania) Mi sono svegliato presto perché ho la nausea di questa puzza di moquette. Vado a farmi una doccia, è la prima notte che sudo,…

490km (Tallin, Estonia – Siauliai, Lituania)

Mi sono svegliato presto perché ho la nausea di questa puzza di moquette. Vado a farmi una doccia, è la prima notte che sudo, avrò fatto gli incubi o non sono più abituato ai 20°C. Ieri nel tentativo di mettere le birre nel frigo (nella sala comune dell’ostello) ho scoperto che quello in realtà era un’asciugatrice, così ho lavato la biancheria a mano con il sapone delle mani che c’era in bagno. Stamattina l’ho trovata asciutta ma tipo di cartone… vabe’ si ammorbidirà indossandola.
Prendo il caffè annacquato e parto. Lascio Tallin e lascio l’Estonia.

La mia camera nell’Ostello di Tallin

La strada mi porta a Riga, capitale della Lettonia (lo so che lo sapete ma lo scrivo per me così da ripassare la geografia). Inizia davvero a far caldo, mi fermo a togliere il pile che avevo sotto la giacca.

Entro dentro Riga, la prima impressione non è positiva, la periferia è molto sovietica e po’ lasciata a sé ma man mano che mi avvicino al centro è sempre più interessante. Raggiungo subito la città vecchia, patrimonio dell’Unesco, faccio un giro a piedi, parecchi turisti ma noto una cosa, che ho notato anche durante il tragitto in moto passando dalla periferia: su 5 persone 4 sono donne, vedo donne ovunque, all’attesa del bus, che attraversano la strada, che parlano a telefono, in auto al semaforo accanto a me… pazzesco! Sono tutte donne! Chissà quale sarà l’incidenza sugli sinistri automobilistici! (Sto scherzando!!!)

Monumento alla Libertà, Riga

Il centro è proprio bello ma io non sono portato per apprezzare i borghi storici, cioè si, sono bellini ma mi annoiano, cerco qualcosa che mi stupisca davvero.

Nativity Cathedral

Dopo qualche foto e una rapida passeggiata mi dirigo verso Jūrmala che attira ogni anno moltissimo turismo per via delle lunghissime spiagge. Per raggiungere Jūrmala si paga un pedaggio di 2 euro per il transito del ponte, non ho proprio capito perché, lunghissima colonna di auto per pagare il ticket che non è neanche automatico ma bisogna inserire la targa a manina, io scendo anche dalla moto perché non la ricordo. Tolgo un altro strato, fa caldissimo oppure sono io che non sono più abituato, l’app mi dice che ci sono 24°C.

Noto che i prezzi della benzina si abbassano ancora! Qui in Lettonia costa 1.29 al litro. Che poi non ho mai capito perché in tutta Europa hanno due tipi di benzina: quella di tipo 95 e quella 98…comunque la prima costa meno ed io metto quella. Anche il cibo costa la metà rispetto ai nostri standard.

Finita la passeggiata in spiaggia torno alla moto parcheggiata lontanissimo, infatti non vi è accesso della strada in spiaggia ma la divide una fascia alberate con alcune ville e la strada è molto più distante. Riparto a bomba per la Lituania dove scatto la solita foto di rito al confine.

La prima cosa che noto sono le strade dissestate. Erano 6500 km che non trovavo buche e rattoppi. Il paesaggio diventa quasi pugliese, distese di campi e qualche ulivo qua e là. I prezzi scendono ancora, qui la benzina costa 1.19! Inizio a sentire altri rombi di moto, mi superano delle supersportive salutandomi, fantastico! Finalmente uno stato in cui ci sono altri bikers! Ora ne vedo altri arrivare dalla corsia opposta, sarà mica perché la benzina costa poco? Un tizio in macchina al semaforo mi suona salutandomi e facendomi il pollice in su, avrà visto la targa. Altri ragazzini mi vedono passare e fanno segno di sgasare, li accontento. Da queste piccole cose ho capito che i Lituani sono gente semplice. Cose così  non mi sono successe in altri stati. Ieri avevo visto su internet che sulla strada che avrei percorso vi era un luogo davvero inusuale. Cosi lo segno sul mio Google Maps e lo raggiungo: si tratta della Collina delle Croci. Man mano che mi avvicino vedo proprio una collinetta con un groviglio di croci. Era proprio quello che cercavo io, qualcosa che mi stupisse, che non avevo mai visto. Parcheggio e per fortuna ci sono anche altre persone perché è un po’ macabro.

Nel 1900 c’erano soltanto 130 croci sulla collina. Durante l’epoca sovietica, per tre volte le croci della collina furono completamente abbattute con le ruspe per disposizione del regime comunista, ma ogni volta ricomparivano sempre più numerose. Oggi si contano più di 400.000 croci di ogni dimensione

Intanto apro booking, nel paese accanto (Siauliai) non ci sono hotel ma solo guesthouse cioè case di famiglie che hanno una o più stanze per gli ospiti, ne prenoto una con buone recensioni a 30 euro. Arrivo e mi sembra una chiesa, in realtà tutte le case di questo paesino assomigliano a delle chiese post moderne. Suono il campanello ed esce un ragazzino, sembra un chierichetto. Nessun sorriso sul suo volto, mi porta su e mi fa vedere la mia stanza e mi consegna le chiavi del cancello e della porta. All’interno c’è anche il capo famiglia al tavolo con tante carte che fa dei conteggi… questa cosa l’ho notata anche in Svezia, tutte le guesthouse hanno un signorotto che fa i conti, forse devono pagarsi il mutuo e fanno i conti su come sopravvivere, non so. All’interno hanno un quadro enorme dell’Ultima Cena… salgo le scale, il parquet cigola, anche la porta della mia stanza cigola. Lascio tutto e dico al chierichetto che sarei uscito a cena. Fuggo dalla guesthouse per raggiungere il centro.

Percorro delle vie desolate di Siauliai e alla mia vista solo palazzi abbandonati in stile sovietico, tutti grigi e malandati. Il centro conta 4 posti dove poter mangiare, scelgo quello all’aperto almeno ho sotto controllo la moto parcheggiata. Mi consegnano il menu in lingua Lituana, chiedo quello in inglese che mi viene consegnato in modo un po’ scocciato. Non c’è granché… prendo una pizzetta e delle patatine fritte. Ecco vi posso condividere la foto fatta al cibo perché è difficile farvi capire quanto fa schifo quello che sto mangiando.

La pizza non riesco proprio a finirla, le patatine sono buone. I prezzi sono bassissimi, la pizza mi è costata 3 euro, le patatine 2 euro e la Grimbergen rossa media 3,50. Finisco e vado a pagare, voglio tornare in stanza.

Torno su, nella guesthouse sono già tutti a dormire, sono appena le 22:30. Salgo aiutandomi con il flash dell’iPhone e sento di nuovo lo scricchiolio delle scale e poi del parquet del corridoio fino all’apertura col pomellino della mia stanza. Sono salvo, mi chiudo dentro e sistemo le mie cose.

Mi uccideranno nel sonno? Non lo so ma lo scoprirò solo domattina se sentirò Angus Young suonare alla mia sveglia.

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DAY 14 – E se servisse il passaporto?

270km+traghetto (Jyväskylä, Finlandia – Tallin, Estonia) Ho sognato la Ferragni e questo dice tutto su come io abbia dormito bene stanotte. Si parte finalmente per Helsinki! L’ostello è ancora deserto,…

270km+traghetto (Jyväskylä, Finlandia – Tallin, Estonia)

Ho sognato la Ferragni e questo dice tutto su come io abbia dormito bene stanotte. Si parte finalmente per Helsinki! L’ostello è ancora deserto, sono solo. Doccia e carico la moto. Ieri sera ho prenotato sia il traghetto con Eckerö Line (39 euro) che l’hotel a Tallin tanto arriverò alle 17:15 inutile rimettermi in viaggio a quell’ora.
Mi arriva l’email dell’avvenuta prenotazione e in una postilla leggo in rosso: “A passport is required on all international services. Some domestic services allow a Photo ID card however we strongly recommend taking yes our passport”. Ammetto che sono un po’ preoccupato perché non ho pensato di portare con me il passaporto, sono tutti paesi dell’UE che hanno aderito al Trattato di Schengen. Spero non mi facciano problemi altrimenti sarei costretto a tornare indietro e scendere dalla Svezia! Inaccettabile! Vabbè ci penserò dopo. Parto per Helsinki, voglio scoprire subito quale sarà il mio destino.

Ogni giorno cambio luogo e relativo alloggio, ogni volta riguardo mille volte se ho lasciato qualcosa in giro e mi chiedo sempre: se dovessi dimenticare qualcosa come potrei fare? Sarebbe un vero problema! Controllo sempre le prese elettriche in quanto ogni volta che arrivo in un nuovo alloggio metto sempre a caricare: power bank, interfono del casco, iPhone e Gopro. È un rito che si ripete ogni giorno ed ogni volta devo ri-staccare tutto e rimettere tutti i caricatori insieme.

Il cielo è ancora nuvoloso anche se le previsioni davano sole, pazienza, per sicurezza metto solo la parte sopra dell’antipioggia. Percorro i 250 km che mi separano da Helsinki e nel tragitto piove solo un paio di volte. A pochi chilometri dalla capitale inizio a scorgere il sole, che bello, inizio a riscaldarmi e tolgo il primo strato, l’antipioggia. Proseguo verso il porto, voglio assolutamente capire se il documento è sufficiente, non sono tranquillo. Di primo impatto Helsinki mi sembra avere già una impronta più Sovietica, molti palazzi ricordano già la Russia, sia quelli storici che dai “casermoni”. Arrivo al porto, a 5 km dal centro. Al desk consegno il documento e vedo le ragazze che si consultano, sono sulle spine. Mi ridanno il documento e mi dicono “this document is ok”! Aaah che bello, posso andare a pranzo tranquillo anche se lo sarò ancora di più quando sarò fisicamente sul traghetto.

Palazzo del Senato

Mangio un hamburger e vado a visitare il Palazzo del Senato e la Cattedrale di Uspenki, unica chiesa Ortodossa di Helsinki è la più grande della Finlandia e del Nord Europa.

Cattedrale di Uspenki

Dopo queste due visite spot devo tornare al porto, anche se vicinissimo, col traffico ci metto 20 minuti. Qui le moto non usano superare le auto ferme al semaforo per partire per primi, sono l’unico a farlo, ma dico io perché mettersi in coda se si hanno due ruote e non si è di intralcio? Avrò dato il cattivo esempio a tutti e tra un po’ inizieranno a farlo anche loro.

Trovo subito il mio traghetto, nessuna coda, mi fanno entrare immediatamente nel vano garage. Anche in Finlandia non ci sono addetti per legare la moto con le cinghie per cui lo faccio da solo, ormai ho imparato. Tra poco più di due ore sarò in Estonia per la mia prima volta e di questo lungo viaggio sarà l’ottava nazione che attraverso. Potenzialmente potrei impostare già Milano su Google Maps, da ora nessun altro traghetto mi separa dalla mia città.

Finalmente il traghetto tocca terra, scendo a preparare la moto, sono il primo ad uscire. Mi dirigo subito verso l’ostello, a prima impressione l’Estonia mi sembra assomigliare moltissimo alla Russia, si sente proprio che sono in terra sovietica. Eppure in tutte le nazioni che ho attraversato mi sembra che tutte abbiamo usato gli stessi fornitori: stessi semafori, stessi cartelli segnaletici, stessi cestini, asfalti perfetti, strisce pedonali con due dita di pittura. Perché questi fornitori non sono stati suggeriti anche al nostro paese? L’italia sembra il meno Europeo in assoluto, forse è proprio quello che lo distingue.

Arrivo in ostello, davvero molto spartano, mollo tutto e faccio un giro nella old town di Tallin, oggi patrimonio dell’Unesco. Molto carino!
La Cattedrale è molto stile San Pietroburgo.

Viette intersecate con palazzi e locali molto originali. La fame chiama e finisco in una steakhouse dove intanto guardo il tragitto per domani, ormai mancano solo 2500 km a Milano.

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DAY 13 – Non posso arrivare a Helsinki così!

341km (Oulu, Finlandia – Jyväskylä, Finlandia) Anche oggi non riesco a svegliarmi in tempo, ho troppo sonno e tra una cosa e l’altra scendo a fare colazione alle 9 (orario…

341km (Oulu, Finlandia – Jyväskylä, Finlandia)

Anche oggi non riesco a svegliarmi in tempo, ho troppo sonno e tra una cosa e l’altra scendo a fare colazione alle 9 (orario Finlandese, +1 rispetto all’Italia). Guardo fuori e già piove! E che cavolo! dicevano che avrebbe piovuto nel pomeriggio! Se l’avessi saputo, ieri avrei approfittato del sole per spingermi oltre e fare più chilometri. Ora mi ritrovo a 580 km da Helsinki da affrontare tutti sotto la pioggia con la mia tenuta che non si è rivelata affidabile e scriverò alle relative case di produzione per comunicarglielo. La giacca è della RoadLine e i pantaloni della Tucano. Entrambe le marche neanche proprio economiche. Carico la moto, solita trafila, mi vesto da power ranger e parto per Helsinki (che ormai a tutti noi ricorda il personaggio de La Casa di Carta).

Avendo superato il Circolo Polare ieri, oltre ad essere aumentati gli esseri umani, sono aumentati anche gli autovelox e sono anche bastardi perché si trovano sempre subito dopo un rallentamento da 100 ad 80. Robe da matti. Non solo devo stare attento alla pioggia, al vento, alle renne, pure al contachilometri per non prendere multe (che da quanto ho capito ora arrivano anche in Italia e vanno pagate per forza). Mannaggia a me che ieri ho pulito la targa … potevo lasciarla sporca.

Dopo solo circa 100km inizio a sentire freddo, mi sento umido, la tenuta non regge alla pioggia battente. Mi fermo in un bar/benzinaio per rifornimento e per fare un check del mio vestiario e come pensavo ero bagnato. Fortuna che, avendo messo diversi strati, si sono bagnati solo quelli superficiali (gilet e giacca, leggermente il pile) e non ha intaccato anche la maglia termica. Quando ho tolto il gilet tutte le parti laterali in direzioni delle cucitore dell’antipioggia erano bagnate.

Mi fermo per una buona oretta a bere il solito caffè annacquato da 2 euro e mi scaldo un po’. Nel frattempo scruto la gente nel bar, non mi sembra felice, nessuno qui mi sembra felice come noi Italiani, non vedo i sorrisi, non sento le risate, non vedo il barista scherzare a crepapelle con i tizi al bancone, non vedo nessuno darsi pacche sulla spalla. Boh sembrano tipo posseduti, un po’ robotici anche. Sembrano non avere emozioni. Ho osservato abbastanza, ora posso continuare il viaggio. Ho deciso che non arriverò ad Helsinki sono troppo umidiccio per arrivarci così senza contare che tra poco dovrebbe anche riprendere a piovere. Guardo la mappa e scendo ad un compromesso, ancora 200 km poi mi fermo: Jyväskylä! Andata! Prenoto un ostello e parto.

Sulla strada noto diversi paesi con nomi abbastanza buffi: Porkkala, Kokkola, Mamme, ma decido di fermarmi a mangiare a Putaanportti, chiaramente la pizzeria si chiama Putaan Pizzeria, fa troppo ridere.

Il menu è completamente in Finlandese, non si capisce neanche una parola se non “pizza” e tra la lista vedo che una delle pizze l’hanno chiamata “Berlusconi” (tra gli ingredienti sembra avere l’Ananas). Tutte le altre non le ho capite. Quindi dico al pizzaiolo “I want a simple pizza with cheese and tomato”, mi guarda davvero male, mi chiede se voglio anche della carne sulla pizza e insisto di no. Finalmente la mia margherita viene sfornata! Davvero buona, sarà che ho sempre fame e qualsiasi cosa mangio mi sembra buona. Mi rivesto e vado.

L’ostello che ho prenotato è completamente automatico. Praticamente mi è stato mandato via SMS un codice per l’apertura della porta principale e il numero della mia stanza. Entrando vedo una grossa mappa del mondo dipinta sul muro e una scritta “Where do you come from?” accanto c’è un contenitore con gli spillini (si dice ancora punes?) la metto su Milano, poi dopo aver pubblicato le storia su instagram mi dicono che dovrei metterlo anche su Gravina (la mia città di origine) e va bene la metto anche su Gravina in Puglia.

Cerco la mia stanza, la numero 4, la apro con il codice, spettacolare, c’è tutto. E pensare che questo ostello così moderno e anche senza esseri umani (né clienti né receptionist) l’ho pagato solo 45€. Praticamente è tutto mio, potrei tenere la porta della stanza aperta. Stendo tutti i vestiti, devono asciugarsi in tempo per domani ma non mi preoccupo, domani danno sole e dovrebbe esserci anche per i prossimi giorni. Non vorrei dirlo ma forse, e dico forse, potrei archiviare l’antipioggia nella borsa Givi. Ecco l’ho detto.

Birre in frigo e tra poco preparo la mia cena a base di pasta e tonno. Domani assolutamente sveglia presto, l’Estonia mi attende.

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DAY 12 – Babbo Natale parla tutte le lingue del mondo

227km (Rovaniemi, Finlandia – Oulu, Finlandia) Che dormita che ho fatto, sono le 8:30 e sono ancora a letto! Oggi voglio proprio prendermela con calma, ieri ho guidato troppo (710km),…

227km (Rovaniemi, Finlandia – Oulu, Finlandia)

Che dormita che ho fatto, sono le 8:30 e sono ancora a letto! Oggi voglio proprio prendermela con calma, ieri ho guidato troppo (710km), mi prendo mezza giornata per il Villaggio di Santa Claus e poi riparto per Oulu, sono appena 200 km a sud. Riprendo tutte le mie cose e carico la moto. E’ una procedura sempre abbastanza lunga, non è come in macchina che butti tutto dietro nel capiente bagagliaio. In moto ogni cosa va al suo posto: borsa del serbatoio con power bank nel taschino con cavo iphone nel suo supporto, il borsone Givi sulla sella del passeggero con le apposite cinghie, nel bauletto pc e borsone e se i vestiti non sono stati piegati bene il bauletto fatica a chiudersi. Dopo tutta la trafila provo ad accendere la moto e parte senza problemi. Ieri mi ha fatto prendere un bello spavento.

Mi dirigo al Villaggio di Santa Claus, la famosissima casa del vero Babbo Natale anche se parto prevenuto immaginando che sarebbe stata una cagata pazzesca. Il 99% dei turisti va a Rovaniemi solo per lui. C’è poca gente, dopo la foto di rito davanti al cartello parcheggio esattamente davanti all’entrata. Si respira fin da subito un’aria abbastanza magica, le casette sono proprio quelle che immaginavamo da bambini.

Non faccio in tempo ad orientarmi che sento le prime voci italiane! Conosco un paio di ragazzi che sono arrivati qui solo tramite autostop da Vincenza, la loro storia è incredibile, zaino, tenda e viveri. Praticamente un viaggio senza spendere nemmeno 1 euro. Che poi pensandoci, non è tanto per non spendere nulla ma per vivere una esperienza diversa da quella della vita di tutti i giorni, lo capisco, è quello che ho voluto fare anch’io con il mio viaggio, vivere disagi ed imprevisti che fanno parte di una grande sfida che regala un sacco di soddisfazione. Tanto rispetto per loro, ci facciamo un selfie per ricordare il nostro incontro.

Non appena li saluto ritrovo il ragazzo di ieri sera che alloggiava nell’appartamento accanto al mio, Alessandro. Ci prendiamo un caffè nel ristorante di Babbo Natale (ogni volta che penso che sono nella città di Babbo Natale mi sembra assurdo e mi viene da ridere). Poi sono andato anche ad urinare nel bagno del ristorante della casa di Babbo Natale. Prendo degli stickers per la mia moto e delle toppe per il mio gilet. Uscendo incontro un’altra coppia di italiani in camper, avevano notato la targa italiana della mia moto. Incredibile come in posti remoti come questi tra italiani ci si saluta e ci si racconta la propria storia, chissà se un Finlandese in Italia saluterebbe un altro Finlandese … secondo me no.

Qui al Villaggio di Santa Claus passa anche la linea del Circolo Polare Artico che avevo superato il 19 agosto a Jokkmokk, oggi l’attraverso nuovamente segnando l’uscita dall’artico. Entro in diversi edifici, uno è il servizio postale di Babbo Natale, un altro è un ristorante con il fuoco al centro della sala dove cucinano.

Bene, è arrivato il momento di conoscere questo signore che si fa chiamare Babbo Natale, così senza fare alcuna coda, entro nella sua stanza e vedo un signorotto panciuto seduto alla sua sedia. Mi stringe la mano e quando sente che mi chiamo Francesco inizia a parlare italiano. Babbo Natale ha una mano enorme, più grossa di quella di Gianni Morandi!

Dopo l’epico incontro con Babbo Natale torno nel mondo reale, vedo che ci sono anche delle renne di Babbo Natale! Si fanno accarezzare e passo un po’ di tempo con loro. La più grande ha 11 anni e la cucciola 6 mesi. Sono bellissime, e pensare che ieri l’ho anche mangiata (buonissima) difatti quando scatto il selfie la rennina si è girata a sfregio.

Tra una balla e l’altra arrivano le 13, mi dirigo quindi alla mensa di Babbo Natale dove c’è un buffet al prezzo di 14,50€. Prendi quello che vuoi, refill compresi, come il nostro aperitivo in pratica. Sono proprio soddisfatto! A pancia piena mi ricordo che devo registrare la catena, questa operazione prevede che io smonti la borsa della sella del passeggero per prendere gli attrezzi. Farò tutto davanti alla casa di Babbo Natale, è più bello qui che farlo da un benzinaio. Così ho smollato il bullone della gomma e ho regolato la tensione della catena che, con il passar dei chilometri, si allenta e fa rumore. Tutto ok, posso ripartire per Oulu, nome che già faccio fatica a scrivere, quando lo pronuncio mi viene da pronunciarlo “Onolulu”. Per me sarà sempre Onolulu.

Strade, alberi, pensiline del bus, renne, ancora alberi. Faccio lo slalom tra le nuvole di pioggia, man mano che ne vedo una all’orizzonte guardo Google Maps se ha strade alternative, ne imbocco una tanto mi dice che il tempo di percorrenza è quasi simile. Dopo un po’ di chilometri questa strada si rivela un vero flop in quanto la stavano riasfaltando! Cioè non è come da noi che grattano l’asfalto in superficie e quindi è facilmente percorribile, loro tolgono proprio tutto il vecchio asfalto, ne deriva che resta la terra molto più grezza, in alcuni tratti era proprio terreno. Inizio a sentire la moto instabile, la ruota davanti affondando non dava la giusta stabilità.

Sapevo che se mi fossi fermato non sarei più ripartito quindi tengo una velocità regolare per tutta la lunghezza dei lavori. Il tratto finisce dopo una decina di chilometri, la mia moto ora è ancora più sporca e la targa non è più leggibile. Faccio lo gnorri e proseguo (ci saranno diversi autovelox più avanti non si sa mai). Una volta arrivato alla mia destinazione spolvero leggermente la targa per evitare rogne con la Polizia che comunque qui in Finlandia, per fortuna, non si è ancora vista.

Oulu è davvero diversa, sembra una normalissima città, ci sono gli esseri umani, anche tanti! Quindi è proprio il fatto di varcare la linea del Circolo Polare che fa ritrovare la civiltà. Mollo la moto e faccio due passi in centro, c’è un gran casino, non sono più abituato a tanta vita. C’è una fiera gastronomica, ogni bancarella è di uno paese diverso con le specialità del posto. Ovviamente trovo anche lo stand italiano che fanno pizza al trancio, non riesco proprio a resistere e i ragazzi dello stand sono anche Italiani. La pizza è buonissima, erano 12 giorni che non ne mangiavo una.

Domani mi aspetta la lunga attraversata fino ad Helsinki (610 km circa), la mia ultima tappa in Finlandia e nel pomeriggio dovrebbe anche piovere quindi cercherò di partire di buonora per prenderne il meno possibile.

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DAY 11 – La prima spintarella

710km (Nordkapp, Norvegia – Rovaniemi, Finlandia) A differenza di ieri che mi trovavo in un dormitorio senza finestre, oggi mi sveglio nel basecamp Nordkapp, luogo in cui albeggia alle 3…

710km (Nordkapp, Norvegia – Rovaniemi, Finlandia)

A differenza di ieri che mi trovavo in un dormitorio senza finestre, oggi mi sveglio nel basecamp Nordkapp, luogo in cui albeggia alle 3 di notte. Quindi credevo fosse già ora della sveglia e invece mi sono dovuto svegliare nel pieno della notte per chiudere le tende. Insomma si passa da un eccesso all’altro.

Questo è il grande giorno in cui devo provare a tornare al Globo di Capo Nord per portare dentro la moto e rifare la foto al completo, ieri il luogo era aperto e mi avrebbero vietato l’ingresso con la moto fino al retro della struttura. Gli orari di Nordkapp sono dalle 11 alle 22, quindi fuori da quell’orario non ci sono controllori. Arrivo su per le 8:30, il basecamp è a soli 9km di distanza. Raggiungo spedito il parcheggio auto e da li prendo la via pedonale in moto per evitare la sbarra chiusa, arrivo diretto sotto il globo e con nonchalance parcheggio e scendo. Vedo un ragazzo tedesco da solo che cercava di farsi un selfie e gli propongo uno scambio foto, così mi fa la mia poi io sposto la moto e la faccio a lui. Mi dice anche lui che non si potrebbe fare ed io gli dico che dopo 5200km non sarei andato via senza questa foto!

Dopo una mezz’oretta riparto con la consapevolezza che ogni metro nella direzione opposta mi avvicina a Milano. Capo Nord era già alle spalle. Sono molto fortunato ad aver trovato il sole anche a Capo Nord, di solito un punto in cui ci sono sempre nubi e nebbia.

Scendo verso Honningsvåg (ultima città dell’Europa del nord), faccio nuovamente un rabbocco di benzina e torno indietro fino a raggiungere la deviazione che mi porterà in Finlandia. La destinazione è Rovaniemi. Sono tanti chilometri ma vorrei arrivare lì perché non c’è praticamente nulla nel mezzo quindi non avrebbe senso perdere un giorno così.

Anche oggi mi attendono 9 ore in moto ma con il sole, o quantomeno senza pioggia, si possono fare tranquillamente. Lungo la strada il paesaggio mi distrae parecchio, mi fermo in continuazione per fotografare le renne lungo la strada e i riflessi spettacolari del mare con le tipiche casette rosse. Arrivo al confine con la Finlandia alle 13:30 da lì inizia la ricerca per un posto dove mangiare ma non è semplice, la parte della Lapponia finlandese è abbastanza wild e c’è poco e niente, motivo per cui in quei rarissimi benzinai mi sono sempre fermato anche quando mi mancava solo una tacca, non voglio rimanere a secco.

La prima cosa che noto entrando in Finlandia sono le strade piene di curvette divertenti e la strada non va mai in piano ma segue le onde delle colline. Alberi, curve, colline e renne. Finalmente trovo un posticino dove posso gustare una zuppa di renna favolosa!!! Fortuna vuole che quando mi fermo inizia a piovere così approfitto per sostare 45 minuti.

Si fanno le 18:00 e con la certezza di voler arrivare a Rovaniemi mi fermo e cerco subito su Booking una sistemazione. Noto un grazioso appartamento a soli 43 euro. Lo prenoto senza pensarci due volte. Riparto. Mentre guido noto che il proprietario mi ha scritto degli SMS circa l’orario del mio arrivo, credevo di arrivare per le 20:00 ma mi accorgo dopo che in Finlandia c’è il fuso orario, quindi arriverò alle 21! Non solo sono in ritardo sulla tabella di marca ma anche l’ora in più! Non ci voleva, pazienza. Per cui mi fermo per rispondergli, spengo ancora una volta la moto ma come al mio solito spesso dimentico di girare la chiave del quadro: in pratica quando sto per fermarmi metto giù il cavalletto e la moto si spegne, ma il quadro e i fari rimangono accesi! Rispondo all’sms, scelgo la playlist di Spotify, pulisco la visiera del casco dai millemila moscerini e provo a riaccendere la moto… singhiozza e non si accende. Panico!! Disastro!!! Non è possibile! Cerco di mantenere la calma e penso… che sarà mai troverò un negozio di batterie, qui nel nulla, impossibile. Poi penso, la moto non ha bisogno della batteria per partire, posso spingerla, con la moto non l’ho mai fatto ma con l’auto si: marcia dentro, frizione tirata e poi rilascio quando la moto è in velocità. Provo a mettere in pratica ma non funziona, ho troppa poca spinta. Per mia fortuna mi sono fermato in un parcheggio del REMA1000, una grossa catena di supermercati. Vedo uscire 3 ragazzi con birre al seguito e chiedo a loro una mano per una spinta. Mi spingono e al primo colpa la moto parte! Li ringrazio e riparto, per fortuna il serbatoio è pieno e mi mancano 150km a Rovaniemi, li farò tutti di botto così da ricaricare la batteria e non avere problemi (in teoria). Imposto su Google Maps la destinazione e mi accorgo che l’iphone non carica, dannazione! Con la pioggia dei giorni scorsi e l’iphone sempre esposto, il cavetto ha iniziato a usurarsi e fa contatto, pulisco, lo giro da un lato, poi dall’altro alla fine riprende a caricare! Dopo questi due avvenimenti credo di aver perso qualche anno di vita: senza iphone non so come raggiungere la destinazione e senza batteria della moto non parto, molto bene.

Arrivo alle 21:10 presso l’appartamento con un ampio parcheggio su ghiaia. No… non posso parcheggiarla qui, se poi non riparte sarà un bel casino spingerla su un suono difficile come questo. Allora resto in strada sempre col motore acceso e tramite SMS cerco di capire qual è il mio appartamento. Mi dice il numero 14 e ci sono già le chiavi sulla porta. Bene. Vedo passare un ragazzo, penso sia il proprietario, ha proprio l’aria di un finlandese, biondo con la barba. Saluto con “ciao” come mio solito e lui mi risponde “ciao, anche io sono Italiano“. Ma pensa te! Era un ragazzo di Milano che alloggiava in uno di quegli appartamenti in affitto breve. Gli dico subito che sto per spegnere la moto e che se non si riaccenderà mi dovrà aiutare in qualche modo. Spengo, riaccendo e parte. Fantastico! La porto dentro fino al mio appartamento, se è partita ora partirà anche domani e se non riparte so dove trovare Alessandro (il ragazzo conosciuto poco fa). Usciamo insieme a mangiare e poi ci salutiamo anche perché sono molto stanco e vorrei riposare un po’ oggi.

Dopo questo avvenimento ho ragionato sul fatto che un viaggio da 10.000 km accelera quelli che sono i problemi e deterioramenti che in realtà si dovrebbero avere in un arco temporale di 6-12 mesi aggravati anche dal fatto che la moto per giorni è stata esposta a tantissima pioggia. Anche la catena ne sta risentendo e le maglie sono abbastanza provate. Io la lubrifico ogni giorno o ogni due ma è conciata male, avrei dovuto pensare di rifare catena, corona e pignone prima di partire. Ho pensato a tutto tranne che alla catena e alla batteria che ho cambiato l’ultima volta 3 anni fa che però non mi ha mai dato problemi, neanche durante l’inverno. Però oggi in effetti ho fatto troppe soste brevi e le varie accensioni l’hanno messa a dura prova. In un viaggio così può succedere.

 

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